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L’Oratorio S. Antonio Abate sorse il 31 gennaio 1990 (festa di S. Giovanni Bosco), giorno in cui, cedendo alle pressioni del Vescovo del tempo, Mons. Carmelo Cassati, e del Parroco don Mario Sessa e non volendo più vedere io stessa i bambini della Cattedrale scorazzare di qua e di là senza guida, espressi finalmente a don Mario la decisione di occuparmene personalmente. Si trattava di un gruppetto di chierichetti (come allora venivano chiamati), i quali, dopo il servizio liturgico, giocavano liberamente nella piazza antistante la chiesa o nelle stanze superiori della Cattedrale, litigando, picchiandosi e danneggiando gli oggetti e i mobili che vi si trovavano.

facciata s.antonio abateAll’inizio ci si tratteneva in una di queste due stanze con giochi da tavolo, ma presto mi resi conto che questi giochi non bastavano a soddisfare le esigenze dei bambini, che preferivano giocare a pallone all’aperto: nella piazza o in altri luoghi lontani dalla Parrocchia, col rischio di fare amicizie dannose alla loro giovane età. Fu così che don Mario pensò di utilizzare il cortile di S. Antonio Abate, per dare ai bambini la possibilità di espandere le loro energie liberamente, come desideravano.

Col passar del tempo, al gruppo dei maschietti, di cui faceva parte il gruppetto dei ministranti, che seguivano un cammino formativo a sé, si unirono anche le bambine. Oltre al cortile, si utilizzavano le aule catechistiche attigue alla chiesa di S. Antonio.

L’Oratorio era frequentato tutti i giorni e in tutti i mesi dell’anno, anche se d’estate il gruppo diventava più esiguo a causa delle vacanze. I giochi erano di vario genere: a quello del pallone, sempre preferito dai maschietti, si alternavano altri giochi e gare collettive all’aperto, per non penalizzare le bambine, oppure, quando il tempo non permetteva di stare in cortile, ci si divertiva con giochi da tavolo, gare o lavoretti manuali.

Mons. Cassati, che aveva a cuore il nascente Oratorio, ci fornì lui stesso dei giochi, come quello del bigliardino. Così pure don Mario spesso veniva a portare i dolcetti che gli offrivano gli sposi di cui celebrava le nozze in Parrocchia. Era consueto l’uso di caramelle o giochini, la cui funzione era quella di far sì che i bambini, tramite queste piccole cose donate con affetto, giungessero a percepire l’Amore di Dio nei loro confronti.

Consolidata era l’abitudine di curare l’ordine e il decoro dell’Oratorio: si controllava il numero delle pedine prima e dopo il gioco (tanto che sono tuttora esistenti in Oratorio dei giochi che risalgono a quel periodo), si lasciava tutto in ordine prima di andar via, non si sporcavano i tavoli, si decoravano le pareti, e via dicendo. L’Oratorio, infatti, doveva essere sempre accogliente e piacevole a frequentarsi e, perché ciò fosse possibile, occorreva la collaborazione di tutti. Questo principio era basilare per la vita di Oratorio.

Grande importanza aveva la parte formativa. Innanzitutto, non si tralasciava mai di salutare, all’entrata e all’uscita dall’Oratorio, il “Padrone di casa”: la presenza di Gesù sacramentato nell’attigua chiesa era un punto di riferimento continuo per capire di non trovarsi in un locale da gioco qualsiasi: ne derivava la necessità di comportarsi in modo consono al luogo che si frequentava.

Accanto alla breve, quotidiana preghiera, c’era l’adorazione eucaristica settimanale, fatta il giovedì pomeriggio e accompagnata da un giornalino a sfondo eucaristico. Inoltre, ogni giorno, mezz’ora prima di andar via, si faceva una brevissima lettura o una proiezione. La lettura era fatta sulla Bibbia illustrata, che veniva distribuita perché fosse facilitata l’attenzione di tutti. Nell’arco di un anno, si riusciva a leggere tutta la Bibbia per ragazzi.

Le proiezioni vertevano sulla vita dei Santi fanciulli ed erano ad immagini fisse. Questo mi consentiva di fermare la proiezione (o la lettura) ogni qualvolta si presentasse la possibilità di fare collegamenti con episodi positivi o negativi verificatisi in Oratorio, in modo da ricavare dalla Parola di Dio o dalla vita dei Santi la possibilità di risolvere con serenità ogni problema e dare il giusto orientamento al proprio comportamento oratoriale, familiare e scolastico.

Questa parte formativa era molto importante, perché, ispirandomi al grande Don Bosco, mi basavo su due principi essenziali: primo, meglio prevenire che curare; secondo, ragionare coi ragazzi, anziché rimproverarli o punirli o, tanto meno, mandarli via dall’Oratorio. Questo perché ritenevo (e ritengo) molto importante portarli a capire il perché del doversi comportare in un certo modo e del dover rispettare delle regole, che sono indispensabili perchè l’Oratorio sia piacevole per tutti.

A quest’atmosfera di dialogo e di serena riflessione creata dalla lettura spirituale e dalle proiezioni, nonché dalla preghiera, si aggiungevano i colloqui personali coi ragazzi più difficili, lavorati singolarmente anche oltre l’orario di Oratorio, per stabilire con essi un rapporto affettivo sicuramente più efficace di qualsiasi rimprovero o punizione.

Tutto questo è durato dieci anni, nei quali sia io che i ragazzi e le ragazze dell’Oratorio, con l’assiduo incoraggiamento di Mons. Cassati e don Mario prima, e Mons. Bonicelli e don Angelo Libero dopo, abbiamo vissuto momenti indimenticabili.

A don Luigi Rubino il merito di aver saputo apprezzare la realtà dell’Oratorio e di avermi fatta affiancare, dopo la sua nomina a Parroco della Cattedrale, da numerosi animatori, che riescono oggi ad incrementare ancora di più questa realtà dietro la sua sapiente e valida guida.

Ultimamente, inoltre, l’Oratorio è divenuto un vero gioiello per i lavori di restauro realizzati grazie alla paterna premura dell’attuale Vescovo, Mons. Michele Seccia, il quale, oltre a questo considerevole e prezioso aiuto, non manca di pensare ai bambini dell’Oratorio ogni volta che dispone di giornalini o altre cose piacevoli per loro.

In definitiva, la storia del nostro Oratorio si è svolta dall’inizio e continua a svolgersi tuttora nella scia di un filo d’oro che, al di là dell’apporto delle singole persone che ne sono state o ne sono tuttora coinvolte, ha un solo nome: l’ AMORE di DIO per i suoi ragazzi.

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